Il cappello è generalmente conosciuto come un accessorio destinato a coprire in modo parziale o totale la testa, utilizzato per proteggersi dal sole, dal freddo , dalla pioggia o semplicemente per uso estetico.
Ogni forma e tipologia ha un nome, una sua storia e un suo perché…

 

BOATER: tipico cappello di paglia dalla cupola piatta e dritta, comunemente conosciuta nelle rispettive varianti italiana e francese come paglietta o canotier. Il suo utilizzo veniva spesso associato allo sport del canottaggio, come parte della divisa, al punto che spesso veniva chiamato anche cappello alla canottiera.

 

BASEBALL: spesso associato alla disciplina sportiva da cui prende il nome, è un cappello casual in tessuto di cotone con ampia visiera curva o piatta e cupola rotonda. Spesso i berretti da baseball sono dotati sulla parte posteriore di un elastico o di un velcro, che serve ad adattare la misura del copricapo alla testa dell’indossatore. Lo stile attuale del berretto da baseball fu reso popolare dal giocatore Babe Ruth dei New York Yankees sul finire degli anni venti.

 

BOWLER: la classica bombetta, è un cappello di feltro rigido e bombato. Negli Usa è chiamato cappello derby, nome derivante dal conte Edward George Derby che lo indossava. La bombetta è stata indossata da molti attori che ne hanno fatto un tratto distintivo dei loro personaggi uno su tutti è Charlie Chaplin (Charlot).

 

COCKTAIL: è un piccolo copricapo femminile da giorno, stravagante, utilizzato per le occasioni ufficiali in sostituzione del cappello a tesa larga. Si presenta solitamente decorato con piume, fiocchi e velette.

 

FASCINATOR: è una via di mezzo tra un cappellino e un cerchietto per capelli. E’ considerato come il copricapo bon ton più alla moda, estroso, spesso decorato con fiori in tessuto, velette e piume.

 

HOMBURG: cappello formale maschile semirigido in feltro, caratterizzato dalla infossatura centrale e dalle tese larghe con orlo rialzato. Conosciuto anche come Lobbia, tale nome italiano deriva da quello del deputato Cristiano Lobbia che nel 1869 fu vittima di una brutale aggressione lungo una via di Firenze, allora capitale d’Italia, sede del Parlamento. Fu colpito da una gran botta in testa (che infossò il suo cappello) e da tre pugnalate al petto, tra l’indignazione di Firenze e dell’intero Regno Italiano. Un cappellaio intraprendente approfittò della pubblicità suscitata dalla vicenda per mettere in vendita cappelli “alla Lobbia“.

 

PILLBOX: conosciuto anche come tamburello per la sua forma simile al noto strumento musicale, è un cappello classico femminile, piatto e senza tesa.

 

BEANIE: il classico “berretto” o cuffia invernale in maglia.

 

BUCKET: cappello in tessuto impermeabile comunemente conosciuto come pescatore.

 

COWBOY: è un cappello associato all’abbigliamento del cowboy statunitense, ha la cupola incavata al centro e un’ampia falda rialzata ai lati. Il concetto di un cappello ad ampia falda utilizzato per cavalcare proviene principalmente dalla tradizione dei vaqueros messicani. Viene considerato particolarmente funzionale in quanto la sua ampiezza è in grado di proteggere tanto dal sole quanto dalla pioggia e in questo senso è ancora oggi utilizzato nell’ambito del lavoro.

 

FEDORA: è un cappello invernale di feltro soffice che è incavato nella sua lunghezza sotto la corona. Ha una cupola è a tronco di cono, pizzicottata nella parte anteriore da entrambe le parti, la tesa è di media larghezza. Il termine fedora entrò nell’uso a partire dal 1891. La parola deriva dal titolo di una sceneggiatura del 1882 di Victorien Sardou, scritta per Sarah Bernhardt. Sarah interpretava la principessa Fedora, l’eroina della commedia, indossando un cappello proprio con questa forma. È conosciuto impropriamente anche come Borsalino, dal momento che in realtà questo sarebbe il nome e marchio registrato dall’azienda italiana di abbigliamento Borsalino, alla quale va senz’altro riconosciuto il grande contribuito a rendere celebre questo modello di copricapo. Divenuto famoso anche e soprattutto per essere stato usato abitualmente da personaggi celebri, quali Al Capone, Federico Fellini, François Mitterrand, Humphrey Bogart, Harrison Ford, Dan Aykroyd, John Belushi nel film Blues Brothers e Robert Englund.

 

NEWSBOY CAP: è un cappello casual nato in Nord America alla fine dell’800, in lana morbida con visiera rigida. La corona è costituita da spicchi rifiniti in cima alla corona con un bottone. Lo stile era popolare in Europa e in Nord America tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo tra ragazzi e uomini adulti. Come suggerisce il nome, si tratta di un modello associato comunemente ai giornalisti.

 

TRAPPER: è il “colbacco”, chiamato in russo ušanka (ушанка). Si tratta di un copricapo di origine russa prevalentemente usato dai militari, ma diffuso anche tra i civili. Rivestito di pelliccia, ha una forma a tronco di cilindro con lunghe falde laterali per mantenere al caldo la testa e le orecchie. Il nome italiano colbacco deriva dal francese colback il quale a sua volta deriva dal turco kalpak (copricapo di pelliccia), per quanto in francese la parola colback designi il cappello militare alto di pelliccia come quello in dotazione ai Granatieri di Sardegna.

 

BERET: comunemente chiamato anche “basco” è un copricapo di panno, sfornito di falde e visiera. Realizzato solitamente in maglia di lana, oppure in feltro. Utilizzato inizialmente in ambito militare, si è poi diffuso con successo anche come accessorio casual. Il basco divenne popolare tra i contadini dei Paesi Baschi, regione da cui, in italiano, ha preso tale nome, ed in cui è il copricapo tradizionale nazionale.

 

CLOCHE: cappello femminile a forma di campana da cui prende il nome, è associato alla moda degli anni ’20 e ’30, periodo della sua massima diffusione. Acquistati dall’Imperatrice d’Austria a Vienna e dalla Granduchessa di Toscana, i primi esemplari sono in paglia. Il Museo della Paglia e dell’Intreccio a Signa (Firenze) conserva una rarissima cloche – databile alla fine dell’Ottocento e chiamata Cappello della sovrana – realizzata con una treccia di paglia finissima rammagliata.

 

DEERSTALKER: il cappello da investigatore, reso celebre dal personaggio di Sherlok Holmes, diffuso quasi esclusivamente nelle campagne del Regno Unito come cappello da caccia.

 

PANAMA: Originario dell’Ecuador e tradizionalmente viene intrecciato a mano con fibre ricavate dalle foglie ancora tenere di una palma nana, detta in spagnolo palma toquilla. Questo copricapo porta il nome della città di Panama solamente perché quest’ultima è stata per secoli il suo principale scalo commerciale. Il processo di tessitura, a seconda della qualità, può richiedere da un giorno a otto mesi. Nel 2012 la tessitura tradizionale del Panama viene riconosciuta tra i Patrimoni orali e immateriali dell’umanità dell’Ecuador.

 

TOQUE: La toque, letteralmente tocco, è un termine che indica una tipologia di berretti, derivando dall’ancor più lontano termine la toque e cioè la lunga parrucca dei nobili di Spagna e Francia a partire dal XV secolo. Successivamente il termine passò a indicare berretti che soprattutto indicavano una carica, un titolo, una professione: ad esempio il tocco del giudice, oppure il tocco accademico, oppure ancora la Toque blanche, cioè il berretto da cuoco. Oggi il termine è passato invece a indicare il moderno berretto floscio invernale, noto anche come zuccotto, in lana, lavorato a mano o in fibre sintetiche, cui principale scopo è proteggere dal freddo.

 

KIPPAH: La kippah o kippa  è il copricapo usato correntemente dagli Ebrei osservanti maschi obbligatoriamente nei luoghi di culto, anche se i più religiosi la indossano durante la vita quotidiana; è uso degli Ebrei osservanti coprire comunque il capo in segno di rispetto verso Dio, e a tale scopo un qualsiasi copricapo è adatto.